Dante

Paradiso, XXXIII, 133-141

Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’elli indige, tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova; ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la  mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.

Come lo studioso di geometria si concentra con tutte le sue facoltà mentali per risolvere il problema della quadratura del cerchio, e non riesce a trovare quel principio di cui avrebbe bisogno, tale ero io dinanzi a quella straordinaria visione, che invano volevo capire come l’effigie umana si adattasse alla forma del cerchio e potesse trovarvi luogo;ma le mie ali non erano capaci di farmi volare tanto in alto: se non che la mia mente fu percossa da una folgorazione, grazie alla quale il suo desiderio si compì.

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